Transcripción de los discursos de Pablo IV dirigidos a los participantes de los Encuentros UNIV
29 Marzo 1972, Basilica di San Pietro
L'imminenza della Pasqua ci obbliga ad entrare nel cuore della concezione
del cristianesimo. Sì, la Pasqua è la festa della Redenzione. Il mistero
della salvezza vi ha la sua celebrazione principale, commemorata nel
suo divino autore, Gesù: rinnovata ritualmente nella Chiesa e nei singoli
fedeli che vi prendono parte degnamente.
Gesù viene nel mondo come la vittima espiatrice, come la sintesi della
giustizia compiuta e della misericordia riparatrice. Il Vangelo, per
la voce del Precursore, ha di Cristo la definizione più esatta, e per
noi più impressionante e commovente: «Ecco l'Agnello di Dio (cioè la
vittima, finalmente degna di Dio ed efficace per noi), ecco colui che
toglie il peccato del mondo» (Io. 1, 29). Gesù è l'oblazione volontaria
di se stesso, sacerdote e vittima, che paga per tutti il debito da noi
insolvibile della giustizia divina, e lo trasforma in trofeo di misericordia.
Pensate: nessuna manifestazione umana, individuale o sociale, realizza
la «solidarietà» come il mistero pasquale. Nessun aspetto del cristianesimo
ci svela con altrettanta infuocata violenza, come il mistero pasquale,
l'amore di Cristo per noi: «Egli mi amò, e sacrificò se stesso per me»
(Gal. 2, 20). Gratuitamente! col solo desiderio d'essere capito, d'essere
creduto, d'essere riamato: «Perseverate nel mio amore» (Io. 15, 9).
È un mistero, ma quanto reale, quanto vicino, quanto pratico. Come può
ossigenare le nostre anime inaridite, e come può dare respiro alla socialità
moderna, tanto avida di sapere amare: chi e perché e come! Una definizione,
non completa, ma esatta e stupenda, lasciata al nostro secolo devastato
dagli egoismi più avidi e dalle guerre più feroci da un grande spirito
religioso, non cattolico, ma innamorato di Cristo, Dietrich Bonhoeffer,
suona così: Gesù è «l'uomo per gli altri». È vero. Da ricordare. San
Paolo ce lo aveva già detto (cfr. Rom. 14, 7-9); il Concilio lo ha ripetuto
(cfr. Gaudium et Spes, 32).
Siamo lieti di salutare i partecipanti al quinto Incontro Universitario
Internazionale. Voi vi interrogate, cari amici, sulla vostra responsabilità
di docenti e di studenti universitari nella società attuale, e desiderate
collaborare in maniera positiva all'instaurazione di un umanesimo completo
che integri i valori del sapere e della cultura con il vigore morale.
Possiate voi approfondire ed aiutare i vostri colleghi a scoprire le
vere ragioni di vivere, quelle che danno ad una civilizzazione il suo
dinamismo creatore, la portata della sua umanità, la fraternità dei
suoi legami e la fermezza della sua speranza!
Ci complimentiamo con voi per avere scelto questo tema per il vostro
Convegno, e auspichiamo che questi giorni trascorsi a Roma, fra tante
testimonianze della storia e dell'arte cristiane, stimolino la vostra
ricerca. Sì, celebrando il Signore morto e risorto, intorno alle tombe
dei due grandi apostoli Pietro e Paolo, davanti ai monumenti della fede
dei nostri predecessori, in mezzo ai fratelli e sorelle convenuti dal
mondo intero, voi capirete meglio la salvezza che Cristo porta a tutti
gli uomini.
A tutti porgiamo i nostri auguri di gioia pasquale. E imploriamo per
ciascuno di voi e per i vostri cari le grazie del Nostro Redentore,
in pegno delle quali vi lasciamo la nostra paterna Benedizione Apostolica.
Insegnamenti di Paolo VI, vol. X, 315-319 (il testo in corsivo è traduzione
dell'originale in lingua francese)
Queremos asegurar al Papa que sus palabras serán meditadas durante toda esta semana; su mensaje ha sido siempre el punto culminante del UNIV.
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