O Papa
e o
UNIV


Transcrição dos discursos de João Paulo II dirigidos aos participantes dos Encontros do UNIV

1996, 2 APRILE, AULA PAOLO VI

Carissimi universitari!
Sono lieto di incontrarvi anche quest'anno per il vostro consueto raduno. Vi siete riuniti a Roma dalle oltre quattrocento sedi universitarie del mondo alle quali appartenete per mettere in comune e discutere le conclusioni alle quali siete giunti, dopo un intenso lavoro di preparazione sul tema: «Comunicare: imparare a vivere». E al vostro Congresso romano avete voluto che non mancasse un incontro col Papa. Perché? Perché desiderate comunicare con lui, per dare e ricevere, ascoltare e meditare, così da fare della verità di Cristo la guida della vostra vita.
Vi ringrazio per questa vostra visita molto gradita e vi saluto uno ad uno cordialmente. Desidero anch'io, in un certo modo, prendere parte al vostro Congresso, rinnovando a ciascuno l'annuncio della verità di Cristo, che è insieme verità su Dio e sull'uomo, verità che dona la vita e, al tempo stesso, impegna la vita. Annunciare Cristo costituisce il culmine della comunicazione e, allo stesso tempo, il modello di ogni comunione. Avete avuto modo di approfondire questo tema durante i giorni del vostro incontro.
Come alcuni studiosi fanno notare, c'è differenza tra informare e comunicare; nel primo caso si tratta della trasmissione di dati oggettivi e neutrali, mentre nel secondo avviene una proposta di valori. Questa distinzione ha senz'altro un fondamento, ma può sembrare un po' astratta. Infatti, l'uomo ha sempre con sé un bagaglio di verità, di ideali e di norme etiche che, al confrontarsi con la realtà, mette in discussione, approfondisce e riformula continuamente. Si può pertanto dire che il confronto con la realtà non è mai del tutto neutrale. Da questo punto di vista, la tesi secondo la quale chi informa dovrebbe agire come semplice specchio della società non sembra essere realistica; in un certo senso potrebbe anche essere considerata come opportunistica, quasi come un pretesto per non assumersi le proprie responsabilità morali rispetto al pubblico. Il cristiano, invece, sa di non poter eludere la propria coscienza in ogni atto che compie e che lo mette in rapporto con gli altri uomini. Ciò non esclude, del resto, il rispetto dell'oggettività.
La fede dona alla mente una specie di naturale inclinazione alla verità, che consiste nell'andare oltre gli strati intermedi e provvisori del reale per arrivare dove ogni significato raggiunge la propria pienezza. Qui la comunicazione si sviluppa fino a diventare comunione, dono di sé, scambio reciproco, partecipazione profonda e vitale nella quale ci si dona e si riceve dagli altri. Proprio perché è in contrasto con questo dinamismo interiore, l'individualismo deve essere considerato una realtà incompatibile con il cristianesimo autentico.
Comunicare significa quindi imparare a vivere nella logica del dono personale, cioè dell'amore. La verità piena della comunicazione si trova nella comunione. Il modello supremo è la Trinità, comunione totale del Padre con il Figlio nello Spirito Santo, comunione che si apre all'uomo attraverso la Redenzione. Dio non si limita a comunicare all'uomo dal di fuori alcune verità o principi morali, ma gli dona Sé stesso e lo rende partecipe della sua stessa vita. La Rivelazione è pertanto parte integrante della Redenzione e ne rappresenta come un primo passo. L'uomo redento che, accogliendo in sé la grazia della salvezza, vive in Dio, è in condizione di penetrare con gli occhi della fede nel mistero rivelato.
Cari amici, è importante comunicare per imparare a vivere e vivere nella comunione per imparare a comunicare. Riferito alla vita spirituale, ciò significa che bisogna accogliere Dio che si dona e, a sua volta, donarsi a Dio per sconfiggere ogni egoismo incorporandosi alla scuola di Colui che è l'Amore.
La contemplazione della Passione del Signore, alla quale siamo invitati dalla liturgia dei giorni santi, ci aiuta a penetrare nel mistero di comunione a cui Dio ci chiama: Cristo, morto sulla Croce e risorto dalla potenza di Dio, ci sommerge attraverso il battesimo nella sua morte rendendoci partecipi della sua risurrezione. Nel sacramento della Penitenza, mediante la grazia vivificatrice del perdono, Egli viene in ausilio delle nostre debolezze; nell'Eucaristia diventa nostro alimento per sostenerci nel nostro cammino sulle strade del mondo e per darci la forza necessaria perché possiamo testimoniare il Vangelo. L'uomo redento viene ingaggiato in una dinamica complessa.
Dio non si accontenta di una risposta parziale, ma vuole l'impegno di tutto l'essere. La comunione alla quale ci invita non si realizza soltanto a parole; essa non può rimanere nella sfera dei sentimenti. Non bastano alcuni gesti di generosità per soddisfare le esigenze che sorgono per colui che è stato ontologicamente rigenerato da Cristo. Il discorso dell'Apostolo Paolo al riguardo è molto chiaro: per il battesimo, noi siamo stati rigenerati «affinché come Cristo fu risuscitato dai morti per l'onnipotenza del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4).
Ecco infatti l'espressione vera: una «vita nuova» la cui legge suprema è quella del «comandamento nuovo dell'amore». Ma per imparare ad amare abbiamo bisogno di comunicare con Dio. In pratica, dobbiamo meditare la sua parola, pregare, ascoltare quello che Dio chiede ad ognuno di noi, cosicché la nostra comunione si rafforzi attraverso risposte di amore vero. È necessario quindi ricevere spesso i sacramenti, perché per mezzo di essi Cristo condivide la sua Vita con quelli che credono.
Ricordava il Beato Josemaría Escrivá che «quando si assapora l'amore di Dio, si sente il peso delle anime», e proseguiva: «Non è possibile scindere vita interiore e apostolato, come non è possibile scindere in Cristo la sua condizione di Dio-Uomo e la sua missione di Redentore (...). Per il cristiano, l'apostolato è un fatto connaturale alla sua condizione; non è qualcosa di aggiunto, di sovrapposto, di estrinseco alla sua attività quotidiana, al suo lavoro professionale» (È Gesù che passa, n. 122).
Carissimi, sarà nei rapporti con i vostri amici, i vostri colleghi di studio e di lavoro, i vostri familiari che potrete in qualche modo esprimere la comunione di vita con Gesù Cristo. Solo in Lui, solo nel Cuore sacratissimo di Gesù e nel Cuore dolcissimo di Maria l'amore umano diventa comunione nel pieno senso della parola.
Vi affido alla protezione della Santissima Vergine che, in quanto Madre di Dio, rappresenta il vertice supremo a cui la creatura può giungere nella comunione con la Trinità e, in quanto Madre degli uomini, è il luogo in cui tale comunione si traduce in pienezza di condizione, di comprensione e di misericordia. «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13,13).
A tutti imparto di cuore la mia Benedizione.
L'Osservatore Romano, 3-IV-1996

Ao Papa

Queremos assegurar ao Papa que suas palavras serão meditadas durante toda esta semana; sua mensagem foi sempre o ponto culminante do UNIV.

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