Intervista con Andrea Vigevani
Roma, 19.3.2008
Segretario Generale
dell’ICU(*).
Cos’è un campo di lavoro?
E’ un breve soggiorno in un Paese povero, al quale partecipa un gruppo
di giovani con l’obiettivo di conoscere direttamente la realtà della
povertà. Questa conoscenza avviene attraverso la realizzazione di un
microprogetto, che spesso ha una notevole componente di lavoro manuale.
La durata di solito è inferiore al mese. Bisogna però aggiungere sempre
un tempo di preparazione, che varia a seconda dei partecipanti.
Perché gli universitari dell’UNIV promuovono campi di lavoro?
Perché lo consideriamo una delle iniziative formative più efficaci che
si possano fare con i giovani. Dopo un’esperienza così, non si può tornare
uguali a come si è partiti. Negli ultimi anni, per esempio, circa 200
studenti italiani sono andati con l’ICU in Nicaragua. In termini assoluti,
non è un gran numero, ma si tratta di 200 persone che hanno allargato
i loro orizzonti, conosciuto cos’è la povertà e di conseguenza si sono
accorti di tanti privilegi di cui hanno sempre goduto senza neppure
saperlo. Un’esperienza così, in poche parole, aiuta un giovane a scoprire
il mondo reale, che non è solo quello dell’iPod, di MySpace.com, della
playstation e dei reality show...
Ma non si potrebbe spendere i soldi del viaggio per realizzare progetti
di aiuto umanitario...
Molti fanno questa critica di fondo ai campi di lavoro. In realtà mi
pare una gran cosa che dei ragazzi usino i soldi, che avrebbero speso
comunque per le loro vacanze, per andare a lavorare, a conoscere, a
fare un’esperienza così costruttiva e positiva... Insomma: l’obiettivo
principale è la crescita dei partecipanti. Di coloro che viaggiano,
ma anche delle popolazioni locali, che ricevono molto anche loro dalla
presenza del gruppo.
E’ prudente portare studenti liceali e universitari all’estero, in
Paesi potenzialmente pericolosi?
La maggiore garanzia la dà la presenza di alcune persone del luogo,
che hanno un ruolo organizzativo fondamentale. Poi, ci sono misure di
prudenza basilari, come il fatto di non andare in giro da soli, di non
assumere comportamenti eccentrici o stravaganti. I giovani che portiamo
capiscono bene lo stile di vita che si suggerisce loro, e finora è andato
tutto bene, grazie a Dio.
E cosa dice la gente del posto?
All’inizio ci guardano con stupore misto a diffidenza. In un secondo
momento, con una certa simpatia, alla fine con gratitudine. Un ragazzo
mi ha raccontato una volta che una contadina gli aveva regalato due
chili di pane, “perché lavorate per il nostro Paese”. E’ rimasto senza
parole.
Dove si svolgono i campi di lavoro?
Nel corso del Forum UNIV, verranno presentate varie iniziative di volontariato
internazionale. Per esempio, realizzate da studenti americani in Messico,
da giovani australiani in Vietnam, da studenti svedesi in Uganda, da
spagnoli in Kenya, Ecuador e Messico, da italiani in Nicaragua, Guatemala,
Camerun, Congo... L’elenco può continuare a lungo. Il Forum UNIV è solo
un piccolo campione che mostra la grande realtà del volontariato giovanile
nel mondo di oggi. Un fenomeno in crescita, perché i giovani hanno voglia
di impegnarsi, se c’è qualcuno che gliene offre la possibilità.
E i reduci dai vostri campi di lavoro, cosa dicono?
Dicono di aver ricevuto molto di più di quello che anno dato. Chiunque
abbia fatto volontariato sa che non è una risposta retorica.
(*) L’ICU, che organizza i Congressi UNIV a Roma dal 1968, è una
ONG di cooperazione e aiuto umanitario attiva in Africa, Asia e America
Latina (www.icu.it).
La Prelatura dell'Opus Dei organizza attività di formazione cristiana di complemento al programma generale.
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