Trascrizione dei discorsi rivolti dai Pontefici ai partecipanti agli Incontri UNIV
2001, 9 aprile, Aula Paolo VI
Carissimi giovani,
1. Siate i benvenuti!Come ormai avviene da diversi anni, siete tornati
a Roma per trascorrere insieme la Settimana Santa. Molti di voi si trovano
forse per la prima volta in questa stupenda Città, ma per la vostra
associazione è diventata quasi una consuetudine questo appuntamento
romano, che prevede anche la visita al Successore di Pietro. Grazie
per quest'incontro e per il vostro entusiasmo giovanile. Saluto con
affetto voi e di vostri Superiori. Saluto e ringrazio, in particolare,
coloro che a vostro nome si sono resi interpreti dei comuni sentimenti.
A ciascuno auguro di trascorrere questi giorni santi in un clima di
profonda spiritualità.
2. Il congresso, che vi ha riuniti, ha per tema "Un volto umano
per il mondo globale". Si tratta d'un argomento che vi permette
di confrontare esperienze e proposte sulla globalizzazione, un fenomeno
destinato a caratterizzare sempre di più nel futuro la società.
Di questo processo voi cogliete gli aspetti positivi, senza però ignorarne
i pericoli. Non può essere l'economia a dettare i modelli e i ritmi
dello sviluppo e, se è doveroso provvedere alle necessità materiali,
mai vanno però soffocati i valori dello spirito. Il vero deve prevalere
sull'utile, il bene sul benessere, la libertà sulle mode, la persona
sulla struttura. D'altronde, criticare non basta; bisogna andare più
in là: occorre essere costruttori. Il cristiano, infatti, non può limitarsi
ad analizzare i processi storici in corso, mantenendo un atteggiamento
passivo, come se essi eccedessero le sue capacità di intervento, perché
guidati da forze cieche ed impersonali. Il credente è persuaso che ogni
evento umano sta sotto la provvida mano di Dio, il quale chiede a ciascuno
di collaborare con Lui nell'orientare la storia verso un fine degno
dell'uomo.
3. In definitiva, la questione di fondo ruota attorno ad una domanda
decisiva: come vivo io la fede cristiana? E' per me soltanto un insieme
di credenze e di devozioni chiuse nella sfera privata, oppure è anche
una forza che chiede di tradursi in scelte che incidono nel mio apporto
con gli altri? Un uomo e una donna di fede quanto possono influire sulla
società!
Fa parte del realismo cristiano capire che i grandi mutamenti sociali
sono frutto di piccole e coraggiose scelte quotidiane. Voi vi domandate
spesso: quando questo nostro mondo giungerà a configurarsi appieno al
messaggio evangelico? La risposta è semplice: quando tu per primo agirai
e penserai stabilmente secondo Cristo, una parte almeno di quel mondo
gli sarà, in te, consegnata. Il Beato Josemaría, alla cui spiritualità
voi vi ispirate, ha scritto:"Sei, fra i tuoi - anima d'apostolo
-, la pietra caduta nel lago. Produci, col tuo esempio e con la tua
parola, un primo cerchio... e questo un altro... e un altro, e un altro...
Sempre più largo. Capisci adesso la grandezza della tua missione?"
(Cammino, 831).
4. Nell'odierna società, che persegue l'ottimizzazione dei percorsi
produttivi, si avverte un processo di uniformizzazione, che pone a repentaglio
le libertà personali e le stesse culture nazionali. Come reagire? La
dottrina sociale della Chiesa contiene i principi di una risposta che
rispetta il ruolo degli individui e dei gruppi. Ma per promuovere una
cultura globale di quegli assoluti morali che sono i diritti della persona,
occorre che ciascun cristiano cominci da se stesso, sforzandosi di riflettere
in tutti i propri pensieri e nei propri atti l'immagine di Cristo.
Questo non è certo un programma facile. E'piuttosto un atto di fede
impegnativo, perché seguire Cristo significa intraprendere una via che
porta al rinnegamento di se stessi per donarsi a Dio ed ai fratelli.
5. Nel Messaggio per la recente Giornata Mondiale della Gioventù, che
abbiamo celebrato ieri, Domenica delle Palme, ho scritto che Cristo
"è un Messia al di fuori di ogni schema e di ogni clamore, che
non si riesce a ‘capire’ con la logica del successo e del potere, usata
spesso dal mondo come criterio di verifica dei propri progetti".
Ed ho spiegato che mettersi al seguito di un Maestro così comporta il
coraggio di un ‘sì’ pieno alla sua chiamata: ‘Se qualcuno vuol venire
dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi
segua’ (Lc 9,23). Queste parole esprimono la radicalità di una scelta
che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza dura; questa parola
suona ancor oggi scandalo e follia (cfr 1 Cor 1,22-25). Eppure è con
essa che ci si deve confrontare.
Cari giovani, vi conceda il Signore di comprendere sempre più la missione
a cui Egli vi chiama. Mentre vi auguro una Santa Pasqua, permettete
che vi rinnovi l'invito contenuto nella Lettera apostolica Novo millennio
ineunte: "Prendi il largo - Duc in altum!": quest'invito di
Gesù a Pietro (cfr Lc 5,4) vi offre la misura della risposta che il
Signore si aspetta da voi. Un risposta totale e di completo abbandono
nelle sue mani.
Duc in altum, dove il mare è più profondo,dove il mistero dell'amore
di Dio dischiude dinanzi a voi spazi meravigliosi, che non basterà un'intera
vita per esplorare.
Vi accompagni la Madonna, alla quale chiedo di guidarvi sul sentiero
esigente della santità. E' con la santità che si cambia il mondo. Di
cuore vi benedico.
Le parole che il Papa rivolge all’UNIV sono sempre il punto culminante dell’incontro di ogni anno. Giovanni Paolo II ci sorprende sempre: ci sa sfidare, incoraggiando ciascuno a fare della propria vita qualcosa di grande.
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