Trascrizione dei discorsi rivolti dai Pontefici ai partecipanti agli Incontri UNIV
1991, 31 MARZO, CORTILE DI SAN DAMASO
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21).
Le parole del Cristo Risorto guidano la nostra riflessione in questo
nostro appuntamento pasquale, carissimi studenti e professori che partecipate
al Congresso Universitario Internazionale dell'UNIV 91 che ha per tema
«La scoperta di nuovi mondi».
Saluto con affetto ciascuno di voi e mi complimento per l'entusiasmo
e la gioia che manifestate. Rivolgo un pensiero particolare a Mons.
Alvaro del Portillo, Prelato della Prelatura personale dell'Opus Dei,
la quale ormai da venticinque anni organizza annualmente il vostro incontro.
Il mistero della Pasqua, accolto con fiducia, trasforma così profondamente
l'uomo da fare di lui, secondo l'audace espressione della tradizione
teologica, un «altro Cristo» (cfr. S. Cirillo di Gerusalemme, PG 33,
1088a; S. Agostino, PL 36, 1568); lo associa al piano divino della salvezza,
attua pienamente in lui la parola di Gesù: «Come il Padre ha mandato
me, anch'io mando voi». È il Signore, il Maestro, il vincitore della
morte, che chiama ogni cristiano a prendere parte alla sua stessa missione
redentrice.
«Pace a voi!» L'apostolato cristiano, come voi ben sapete, è interamente
permeato dal dono divino della pace. Nel nostro mondo travagliato da
varie tensioni, caratterizzato da trasformazioni rapide e profonde,
risuona l'annuncio pasquale della liberazione dal peccato e dalla morte.
E tale annuncio, con singolare urgenza, interpella la nostra identità
di discepoli del Signore Risorto. La pace è inseparabile dall'impegno
della testimonianza missionaria e dal servizio ai fratelli. Il credente
non può non adoperarsi perché anche gli altri incontrino il Redentore
e superino, con il suo aiuto, ogni egoismo e divisione. Occorre, pertanto,
che ognuno acquisti consapevolezza piena della propria vocazione apostolica.
Essa ci lega al Cristo e alla Chiesa, rendendoci convinti e generosi
costruttori di una umanità rinnovata dall'amore divino e dalla fraterna
riconciliazione.
Carissimi Fratelli e Sorelle, so con quanta sollecitudine voi cercate
di incarnare nelle vostre quotidiane attività le esigenze del Vangelo,
trasformando in preghiera ciò che fate e tendendo concretamente alla
santità. Sapete che l'evangelizzazione «è l'indice esatto della nostra
fede in Cristo e nel suo amore per noi» (Redemptoris missio, n. 11).
Conformatevi sempre più al divin Maestro, siate suoi amici. Vivete e
operate con Lui. Con Lui nel Battesimo siete morti e risorti, con Lui
partecipate alla realizzazione dell'universale disegno di salvezza.
Cristo vive nel mondo e lo trasforma. Seguendolo con fiducia, imitandolo
con fedeltà porterete a compimento la vostra missione di apostoli. Il
cristiano non può mai limitarsi ad un pur necessario lavoro di promozione
dell'uomo e di rinnovamento sociale. Egli è chiamato a dare la vita
perché ogni persona incontri Cristo e con tutto il cuore lo ami. «L'apostolato
cristiano — scrive il vostro Fondatore — non è un programma politico
o un'alternativa culturale; esso implica la diffusione del bene, il
contagio del desideri di amare, una semina effettiva di pace e di gioia»
(Josemaría Escrivá, È Gesù che passa, n. 124).
Questa concezione dell'apostolato personale così alta e concreta anima
la vita dei fedeli laici e dei sacerdoti della Prelatura dell'Opus Dei,
e ad essa voi vi ispirate. Benedico di cuore il vostro impegno, e vi
esorto a far sì che in ogni circostanza coloro che vi stanno accanto
possano incontrare Cristo attraverso di voi. Siate apostoli di Cristo
soprattutto nelle Facoltà e negli Istituti che frequentate. Arricchite
la vostra crescita culturale con un costante approfondimento della fede.
Il mondo dell'università sarà, allora, oltre che fucina di idee, anche
autentica palestra di virtù cristiane. Studiate con serietà, perché
la preparazione professionale è parte integrante dei vostri doveri morali
e via irrinunciabile alla santificazione. Siate sempre disponibili verso
coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Perseverate nella preghiera,
come si addice a coloro che fissano i loro cuori in Dio. Così, chi condivide
con voi le fatiche e i doveri d'ogni giorno, considerando la vostra
condotta, sarà incoraggiato ad aprire la sua esistenza al Signore. In
voi si farà presente il Risorto. E quanti vi frequentano potranno dire,
come i discepoli di Emmaus: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto
mentre conversava con noi lungo il cammino?» (Lc 24,32).
Parlate di Dio ai vostri amici, cuore a cuore; svegliate in loro la
consapevolezza della chiamata alla santità, il desiderio di conversione,
la speranza in una vita nuova. In ogni occasione fate convergere la
vostra amicizia verso il Cristo, il Messia che voi per primi avete trovato
(cfr. Gv 1,41). La fede manifestata con naturalezza e semplicità, con
convinzione e disinvoltura, con linguaggio schietto e giovanile sarà
di stimolo all'amico dubbioso perché si riaccosti ai sacramenti, ed
incoraggerà chi è incerto a rispondere positivamente alle ardue, ma
entusiasmanti esigenze della sequela evangelica.
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi!». Questo
è il mio augurio di pace che vi rivolgo nel Cristo Risorto. Portatelo
ai vostri coetanei negli Atenei che frequentate, alle vostre famiglie,
in ogni vostro Paese. Maria Regina Pacis vi aiuti ad accogliere l'invito
del suo divin Figlio a seguirlo dovunque docilmente e senza indugi.
Egli farà di voi i suoi apostoli. Con questi voti vi benedico, voi e
quanti vi sono cari.
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV,1, 679-682
Al termine dell'incontro, il Santo Padre ha salutato i partecipanti
con queste parole:
Certamente per la festa della Risurrezione si deve cercare soprattutto
Gerusalemme, dove è avvenuto questo evento storico che trascende la
storia in se stessa. Ma voi cercate Roma, e questo è buono perché anche
qui abbiamo tanti segni della Risurrezione del Signore. Naturalmente
questa Roma moderna che vedete, che avete visitato, è una città come
tante altre, ma se si scende un po' sotto terra ci sono le catacombe:
la Chiesa è sorta qui, è risorta qui. È una altra dimensione della Resurrezione
del Signore, la Resurrezione della Chiesa dei cristiani.
E poi si potrebbe anche cercare e trovare altri posti dove la Chiesa
è stata condannata a morte. In questo momento penso all'Albania, dove
la Chiesa è stata condannata a morte e adesso sta risorgendo. Allora
si vede come l'evento e il mistero della Resurrezione camminano attraverso
la storia della Chiesa e dell'umanità.
Cristo è vivo e la Resurrezione è l'ultima e più piena epifania di Cristo
che vive alla destra del Padre, vive nell'eternità divina. Ma vive anche
qui sulla terra e la sua vita si manifesta come resurrezione nostra.
Certamente ci sono questi eventi storici che ho citato, lontani nel
tempo come le catacombe di Roma, e contemporanei come l'Albania e altri
Paesi, ma c'è anche una Resurrezione forse meno spettacolare, meno significativa
esteriormente. Ci sono tante Resurrezioni che sono autenticamente la
presenza di Cristo e l'opera della sua Resurrezione: come attesta tutto
quello che avviene nell'uomo, tutto quello che nell'uomo morto spiritualmente
a causa del peccato mortale ritorna alla vita. Così la Resurrezione
è sempre presente.
Vi ringrazio per questo incontro di oggi. Ringrazio anche per il vostro
silenzio — per la verità solo relativo — durante la Settimana Santa
e vi offro una benedizione per quest'anno 1991 ed anche nella prospettiva
dell'UNIV 92 che sarà la venticinquesima edizione.
L'Osservatore Romano, 2-IV-1991
Le parole che il Papa rivolge all’UNIV sono sempre il punto culminante dell’incontro di ogni anno. Giovanni Paolo II ci sorprende sempre: ci sa sfidare, incoraggiando ciascuno a fare della propria vita qualcosa di grande.
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